DC Chess Collection (gennaio 2015)

Sul numero 316 della rivista per fumettari “Previews” (gennaio 2015) ho trovato questa splendida pubblicità della collana DC Chess Collection, con i personaggi della celebre casa fumettistica.

  • 80: Johnny Quick (Cavallo bianco)
  • 81: Batman Beyond (Cavallo bianco)

L.

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Marvel Chess Collection (aprile 2015)

Sul numero 319 della rivista per fumettari “Previews” (aprile 2015) ho trovato questa splendida pubblicità di questa uscita della Marvel Chess Collection del giugno successivo:

  • 36: Mystique (Alfiere nero)
  • 37: Nightcrawler (pedone bianco)

Per sapere tutto sulla collezione, rimando al sito ufficiale.

L.

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DC Chess Collection (aprile 2015)

Sul numero 319 della rivista per fumettari “Previews” (aprile 2015) ho trovato questa splendida pubblicità della collana DC Chess Collection, con i personaggi della celebre casa fumettistica.

  • 86: Owl Man (Cavallo bianco)
  • 87: Captain Boomerang (pedone bianco)

L.

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L’alfiere mancante (1985)

Splendida copertina scaccosa firmata da Luciano Crovato per il romanzo “L’alfiere mancante” (The Missing Bisbop, 1985) di Ross H. Spencer, numero 5 (gennaio 1988) della collana “Mystery” (Longanesi), con traduzione di Maria Eugenia Morin.

Ecco la trama:

Bisogna avere la pelle dura per fare l’investigatore privato in una città come Chicago. Bisogna essere forti, coraggiosi e “astemi”, come Kelly J. Deckard, «Buzz» per gli amici. Deckard prende la vita come viene, e i casi da risolvere allo stesso modo. Se i casi non ci sono va al bar di Casey; se ha soldi si fa un doppio whisky, se è al verde una birra Old Washensachs. A casa, poi, c’è Heather che gli prepara un Martini e, a mezzanotte, formaggio alla griglia.
Adesso deve ritrovare una persona scomparsa. Compenso, mille dollari. Ma il guaio è che chi gli ha dato l’incarico, un reduce da Guadalcanal che si è messo a fare il commediografo e gioca a scacchi, è sparito anche lui. Nessuno sembra essere quello che dice di essere. Deckard non è un fenomeno agli scacchi, ma quando vede una scacchiera con un alfiere mancante, capisce tutto.
E fa appena in tempo a salvare la pelle.

L.

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Sotto scacco (romanzo erotico)

Copertina scaccosa per un romanzo erotico di Teresa Greco dal titolo “Sotto scacco“, venduto su Amazon.
Ecco la trama

Bianco e nero. Chiaro e scuro. Sfumature diverse di un solo colore. Possono due persone totalmente diverse condividere un unico corpo?
Questo è quello che succede a Nicole alias Regina Bianca donna timida e impacciata di giorno e disinibita e lussuriosa di notte. Due mondi diversi, due anime diverse. Quello perfetto di Nicole e quello oscuro di regina Bianca. Ma che succederebbe se l’oscurità si scontrasse con la perfezione? Se il cuore si trovasse improvvisamente a battere per due uomini diversi: Alex di giorno e Torre Nera di notte. Tra segreti, bugie e identità nascoste, queste vite parallele si intrecceranno, si fonderanno fino a confondersi del tutto. Ma chi rimarrà alla fine? E chi sceglierà Nicole?

L.

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Fantacomputer scacchisti (2013)

Riporto un testo di Gian Filippo Pizzo – che ringrazio per la gentile disponibilità – tratto dal saggio Guida alla letteratura di fantascienza, a cura di Carlo Bordoni (Odoya 2013).

Fantacomputer scacchisti

Un sottogenere particolare [a proposito dei calcolatori nella narrativa] è quello della fantascienza ambientata nel mondo dei giochi, in particolare gli scacchi: qui i computer la fanno veramente da padroni. Nello splendido Scacco doppio (1972) Lino Aldani ci racconta della partita tra un essere umano e il suo terminale domestico Mark 5, giocata in attesa che la moglie del protagonista rientri; mano a mano che nel giocatore crescono le difficoltà di gioco, in lui si fa strada la consapevolezza che la moglie, convocata dalle autorità, non ritornerà: lo scacco matto subito alla fine è anche lo scacco dell’individuo vittima di una società totalitaria. In Autoscacco (1984), Gian Filippo Pizzo narra invece di una partita giocata tra un astronauta e il computer di bordo di una nave spaziale: la partita sarà talmente entusiasmante che il computer HAL 10000 ne sarà così assorto da non vedere un attacco improvviso da parte di un’astronave nemica; lo scacco matto, stavolta subìto dal calcolatore, coincide con la raffica finale che distrugge l’astronave. Una divertente variante del tema uomo contro robot è contenuta nel racconto Scacco matto (Robot’s Gambit, 1954) di R.A. Wilson: due anziani pensionati del futuro si sfidano a scacchi per interposta persona, cioè programmando ciascuno un robot scacchista. Fritz Leiber nel racconto Incubo a 64 caselle (The 64-Square Madhouse, 1960) immagina, con la cura del dettaglio e dell’ambientazione possibili soltanto ad un grande appassionato del gioco (lui stesso fu campione della California), il primo campionato mondiale di scacchi che veda la partecipazione di un elaboratore elettronico. Lo scrittore americano è abilissimo nel narrare lo svolgimento del torneo (con tanto di semiparodia di veri campioni del periodo in cui è stato scritto il racconto) e nel dare il giusto equilibrio fra l’elemento allora fantastico della partecipazione dell’elaboratore e le reazioni psicologiche dei giocatori in carne ed ossa.

Nel caso dei computer scacchisti le variazioni non si contano, a partire dal romanzo di Adrian Rogoz Pianeta Morphy (Pretul secant al genunii, 1974), che vede un intero pianeta costituito da un immenso computer giocatore. Una tra le più interessanti è quella de Il gioco immortale (The Immortal Game, 1954) di Poul Anderson, che racconta di un esperimento di Intelligenza Artificiale, consistente nel collegare tra di loro una serie di computer scacchisti (ciascuno controlla un singolo pezzo) per vedere se l’insieme dia risultati maggiori che non il singolo apparecchio; sembrerebbe di sì, visto che i cervelli artificiali riescono nientedimeno che a riprodurre, senza volerlo, le mosse di una partita talmente bella da essere stata soprannominata l’«Immortale», giocata nell’Ottocento da Anderssen contro Kieseristky. Un’altra variazione è quella di Senza pensiero (Fortress Ship, 1963) di Fred Saberhagen dove un astronauta si trova a combattere contro un temibile berserker, un’astronave aliena programmata per distruggere tutto ciò che incontra: riuscirà a cavarsela impegnando il berserker in una partita a dama (la complessità degli scacchi favorirebbe l’abilità dell’avversario) contro il computer della sua cosmonave.

Riscontriamo la variante computer contro computer anche in Scacco matto (Fool’s Mate, 1953) di Robert Sheckley, dove abbiamo due flotte di astronavi, una umana e l’altra aliena, che si affrontano nello spazio in una battaglia decisiva. I rispettivi computer bellici hanno calcolato tutte le possibilità e dunque i due schieramenti si trovano in posizione di stallo, perché ad ogni mossa corrisponderebbe un’opportuna contromossa. A questo punto un operatore terrestre, impazzito per la tensione, comincia a premere a caso i pulsanti del computer, portando i terrestri alla vittoria grazie alla imprevedibilità delle mosse. Il tema di fondo non cambia: la mente umana sarà sempre superiore, anche se in preda alla follia, alla macchina.

Gian Filippo Pizzo

L.

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Scacchiere in legno (2017)

Questo passato weekend sono andato a visitare la Sagra del Carciofo di Ladispoli, in provincia di Roma, e su una bancarella dedicata a lavori di intarsio in legno ho trovato queste splendide scacchiere fatte a mano.
Mi piace condividerle.

L.

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L’Espresso 14 (2017)

Illustrazione di Giuseppe Fadda per la splendida copertina scaccosa dal numero 14 (Anno LXIII) del settimanale “L’Espresso” (2 aprile 2017).

L.

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Postal 19 (2017)

Splendide vignette scacchistiche da un recente numero di un fumetto che credo sia inedito in Italia: “Postal” n. 19, marzo 2017 (Image Comics).

L.

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Il cacciatore e la regina di ghiaccio (2016)

Ecco un paio di scene vagamente scacchistiche dal film “Il cacciatore e la regina di ghiaccio” (The Huntsman: Winter’s War, 2016) di Cedric Nicolas-Troyan.

La Regina Freya (Emily Blunt) affronta la perfida Ravenna (Charlize Theron), ma la scacchiera sta lì davanti a loro solo come simbolo, visto che non solo non toccano i pezzi, ma neanche li guardano.

L.

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