Le regole dei motoneuroni (2019)

Copertina scaccosa del saggio “Le regole dei motoneuroni. Storie di vita da raccontare” (2019) di Alberto Fontana (Mondadori).

Dalla trama sembra che non si tratti della solita copertina “simbolica”, ma gli scacchi hanno invece uno spazio sostanzioso nella storia:

È il primo weekend di primavera. Alberto e sua figlia fanno visita al nonno per onorare una tradizione di famiglia: la prima partita a scacchi dell’anno, all’aperto. Nel silenzio delle lunghe pause tra una mossa e l’altra, i ricordi affiorano. Storie di vita vera si avvicendano sullo sfondo delle sessantaquattro case: Daniele, l’alfiere; Marco e sua madre, la regina; Aldo, il cavallo; Monica, la torre. Ognuno ha il suo ruolo e la sua sfida. Come pezzi da scacchiera, tutti lottano secondo le regole con i mezzi che hanno. Alberto, Daniele, Aldo, Marco e Monica hanno qualcosa in comune: combattono contro una diagnosi importante, la malattia del motoneurone. Tutti giocano la loro partita con il destino per la realizzazione del loro essere con la consapevolezza che vale sempre la pena rischiare, soprattutto quando l’avversario è temibile. Un racconto autentico che insegna a non arrendersi, a essere sempre pronti a cambiare strategia per tornare in partita.

Ecco un estratto dall’inizio del romanzo:

Una partita a scacchi con mio padre in una sera di primavera è lo sfondo che raccoglie la mia storia e quella della mia famiglia, a cui si affiancano i ricordi delle storie di Daniele, Aldo, Marco e Monica. Storie di persone vere, ma verosimili nella ricostruzione dei fatti, frutto anche della mia fantasia o degli avvenimenti, che a distanza di tempo hanno acquisito il colore del ricordo.
Storie nelle quali ogni protagonista vive la sua personale lotta per la realizzazione del proprio essere e, ancora, storie unite dalla comune esperienza di dover convivere con le parole: “È un problema dei motoneuroni che non rispondono”, oppure, “Sa, ha una malattia del motoneurone”. E così dal primo giorno della diagnosi queste frasi diventano parte di noi stessi. Le odiamo, le rifiutiamo, ci ribelliamo, ma arriva un momento in cui ci si arrende alla loro presenza, per iniziare a dare loro un significato.

L.

– Ultimi post simili:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Libri e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.