Giallo come il fiore dello zolfo (2019)

Lo scrittore Stefano Sala, amico di questo di lunga data, mi segnala l’uscita di un suo nuovo romanzo: “Giallo come il fiore dello zolfo” (2019) per Qanat, disponibile anche su Amazon.
Ecco la trama:

«Un romanzo in cui l’autentica protagonista è la Sicilia, con le sue strepitose bellezze, le sue innegabili risorse e le sue contraddizioni che, in parte, traggono origine proprio dall’annessione del 1860. Un romanzo con un finale assolutamente plausibile, crudele e ironico, in quanto la Storia – usiamo la maiuscola… – si prende la rivincita sulla immutabile cupidigia di certi uomini.» (dalla prefazione di Riccardo Parigi). Postfazione di Bruno Telleschi.

Stefano ci regala un estratto particolarmente scacchistico del romanzo:


Gabriele non riesce a contenere l’eccitazione, ancora stenta a crederci, ma quello che ha davanti agli occhi è proprio il Marshall Chess Club, il tempio americano del gioco degli scacchi. Eppure, fino all’ultimo giorno si è detto che non sarebbe mai riuscito a salire sull’aereo per New York.

Gabriele sogna di diventare un giocatore di scacchi professionista ed è sempre impegnato in qualche torneo; così si sposta da una città all’altra per seguire la sua grande passione. In uno dei tanti tornei cui ha partecipato, ha conosciuto il Grande Maestro Magnus Carlsen. I due si sono piaciuti subito, è nata una forte amicizia e sono rimasti in contatto.

Qualche settimana prima, il giovanissimo Grande Maestro campione del mondo ha invitato Gabriele a raggiungerlo al Marshall Chess Club dove lui si sarebbe recato per allenarsi in vista dell’incontro con l’italoamericano Fabiano Caruana, rimettendo in palio il titolo.

Un’occasione unica, imperdibile, per Gabriele, che però cozzava con il suo conto corrente cronicamente in rosso. Per poter partecipare ai vari tornei è stato costretto ad indebitarsi. È difficile vivere dignitosamente di scacchi, ma lui, per il momento, ha trovato la soluzione quasi perfetta: ha fatto, con successo, una corte spudorata a Olivia De Robertis, figlia di uno degli ultimi banchieri italiani. Vitto, alloggio e piccole trasferte assicurate, ma Gabriele ha trascurato un dettaglio: Olivia mal digerisce l’interesse del fidanzato per la scacchiera; così ha subito stroncato ogni speranza di Gabriele. Non finanzierà mai il suo viaggio in America, perché lei ha già noleggiato per i primi di agosto a Santorini uno splendido Sangermani 60, uno Jawl, con cui perdersi fra gli isolotti dell’Egeo ascoltando l’urlo del meltemi. Naturalmente il progetto include la presenza del fidanzato.

Alla fine, Gabriele eludendo con un sotterfugio il problema dei soldi è riuscito a ottenere da Olivia il permesso di salire sull’airbus A330 in volo da Fiumicino al John F. Kennedy, giurando che entro il quindici di agosto raggiungerà la donna della sua vita a Santorini per salire a bordo dello yacht.

I giorni scorrono rapidi, da Carlsen non ha ancora ricevuto nessuna notizia, il volo per l’Italia è prenotato per il dodici agosto e l’agitazione cresce, unita alla delusione: Gabriele non può accettare che questo viaggio in America sia solo un’inutile gita. Il calendario impietoso gli ricorda che è già il dieci di agosto e lui è disperato. L’unicoespediente che trova per calmare l’angoscia è seppellirsi in un locale del Greenwich Villagee prendere la più pesante sbornia della sua vita. Alle due di notte non si regge più in piedi e il gestore del bar, aiutato da un cameriere, lo carica in un taxi indicando al tassista l’albergo dove portarlo. Per il costo della corsa potrà farsi pagare dal portiere di notte.

L’undici agosto, mentre Gabriele ha la sensazione che la testa gli scoppi e neanche le quattro bottigliette di Perrier del frigobar sono riuscite a spegnere la sua arsura, il cellulare improvvisamente si risveglia. Dallo schermo lampeggia il viso di Magnus Carlsen.

«Pronto, Maestro, sono settimane che attendo la tua telefonata! Dove sei?»

 Silenzio… sembra quasi che la telefonata sia partita accidentalmente e non c’è nessun “pronto”. Poi, da molto lontano emerge in un crescendo la voce di Carlsen.

«Pronto, Gabriele, devi scusarmi, ma sono stato impegnatissimo. Ho finalmente una buona notizia per te!»

«… Magnus, non ci speravo più, alla fine ti fai vivo, ma di che notizia parli? Io di buone non ne ascolto da qualche giorno e domani ho il volo che mi riporterà in Italia!»

Un lungo silenzio e poi la voce di Carlsen torna a riempirgli il cervello.

«No, dai! Dimmi che non è vero! Mi dispiace, ma prima non sono proprio riuscito a liberarmi. Arrivo a New York dopodomani e mi sono preso una settimana per te, per discutere dei tuoi problemi nei finali di partita. Inoltre, al Marshall Chess Club devo tenere un seminario su “come valutare la posizione”, ci sono solo cinque posti e uno l’ho prenotato a tuo nome! Oh, cavolo, che rottura! Scusami Gabriele, ho una chiamata da Göteborg, devo lasciarti. Fammi sapere che combini! Ciao grande italiano!»

Gabriele guarda il cellulare sul cui schermo un bellissimo alfiere nero lo inchioda al suo stallo. La carta d’imbarco è lì sul comodino e Magnus arriva dopo domani!

Le soluzioni sono due.

La prima prevede di chiudere la valigia e presentarsi il giorno dopo alla sala d’imbarco del JFK, preparandosi ai giochetti di Olivia che, come minimo, lo accoglierà con un paio di manette e dei lunghi stivali in pelle nera. Sulle abitudini di Olivia Gabriele è sempre stato un po’ confuso, feriscono il suo orgoglio ma gli procurano erezioni che lo stupiscono e lo gratificano.

 La seconda soluzione prevede una telefonata nel corso della quale accampare le scuse più drammatiche per rimandare la partenza e la crociera nell’Egeo.

Gabriele comincia a mettere in fila i suoi sentimenti: cos’è per lui Olivia? Sesso sfrenato e imbarazzante, soldi e libertà economica, e poi? Poi basta.

“Cazzo, non c’è nulla” pensa, “non un piacere, non un interesse comune, non un affetto, niente! Il giorno che non scopiamo più e lei chiude i rubinetti, mi ritrovo col culo a terra!”

Basta, gli scacchi sono la sua vita, inutile girarci intorno, tutto il resto conta meno di zero. E poi, quando mai gli capiterà un’occasione simile?

Alla fine, tutto risulta facile: chiude il cellulare sulle urla di Olivia e, ruotando la maniglia, senza sapere perché, apre la sua porta girevole, mettendo in movimento una catena di fatti e coincidenze che si incastrano gli uni nelle altre, dopo essere rimasti fermi e in attesa per ben 150 anni.

(dal romanzo “Giallo come il fiore dello zolfo”, Qanat 2019)


Ringrazio Stefano Sala per la disponibilità e per il regalo.

L.

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