L’arcangelo degli scacchi (2013)

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Splendida copertina scaccosa per il romanzo “L’arcangelo degli scacchi” (aprile 2013) di Paolo Maurensig, edito per Mondadori.

La trama:

Sessantaquattro caselle. Trentadue figure. E una possibilità combinatoria pressoché infinita. Nessuna partita di scacchi è uguale a un’altra. Ognuna è una sfida unica, giocata su quel quadrato magico che è la scacchiera: quasi un mondo fuori dal mondo. Paul Morphy è stato un autentico artista della scacchiera, forse il più grande. Nella sua brevissima parabola, sospesa sull’esile filo che separa la genialità dalla follia, ha incarnato alla perfezione l’essenza del “nobile gioco”. Paul nasce a New Orleans, da una famiglia facoltosa, nel 1837. Ha solo quattro anni quando rivela il proprio straordinario talento. A dodici anni è già il più forte giocatore della Louisiana e, non ancora maggiorenne, si laurea campione degli Stati Uniti con una facilità disarmante. A quel punto non gli resta che affrontare i più famosi campioni europei, e soprattutto quello che molti considerano il migliore al mondo: Howard Staunton. A nulla valgono le suppliche della madre, e neppure della sua amata Adele. L’ambizione di Paul non conosce ostacoli. Come un cavaliere, sprezzante di qualunque premio che non sia la gloria, Morphy parte per la sua missione accompagnato da un ambiguo scudiero, il giornalista Frederick Milnes Edge, lasciando la solatia città natale per smarrirsi nelle nebbie londinesi. Chi era in realtà Paul Morphy? Quali accadimenti spensero la fiamma del suo genio, inducendolo ad abbandonare per sempre gli scacchi all’apice della carriera, e a ritirarsi in una grigia esistenza di solitudine?
Questo romanzo è il suo memoriale perduto. Forse favorito da una curiosa consonanza onomastica, Paolo Maurensig si è calato nel suo personaggio come in un rito della New Orleans più profonda e misteriosa. Il suo racconto ricostruisce fedelmente le partite, i successi, le incredibili esibizioni di Morphy, e al tempo stesso svela le pieghe più segrete della sua vita, fino al duello dei duelli, la sfida che nessuno ha mai potuto vedere.
Dopo La variante di Lüneburg, Maurensig firma un nuovo appassionante romanzo che restituisce tutto il fascino del gioco più complesso ed enigmatico che l’uomo abbia inventato, quasi a specchio della vita: dalla mossa di apertura allo scacco matto.

Incipit della Premessa:

Questo memoriale, finora inedito, poteva non venire mai alla luce. Dopo la morte prematura di Paul Morphy, molti dei suoi oggetti personali, tra cui la preziosa scacchiera intarsiata in madreperla con i pezzi in oro e argento, dono dei membri del Congresso americano di scacchi al suo rientro dall’Europa, furono battuti all’asta e acquistati da alcuni estimatori del grande campione. Nell’inventario non si fa alcuna menzione di lettere, diari o scritti di suo pugno, e si presume che tutto il materiale autografo, comprese le carte riguardanti la nuova causa per presunta malversazione che Morphy stava intentando a suo cognato John Sybrandt, amministratore dei beni patemi, sia rimasto in mano alla famiglia.
È nota a tutti la ritrosia di Morphy a parlare di sé. Quando gli fu chiesto il permesso di inserire una sua breve biografia in un libro sui personaggi che avevano dato lustro alla città di New Orleans, rispose che nulla si poteva dire di lui se non che aveva ereditato da suo padre la somma di 146.162,54 dollari, la quale gli permetteva di godersi un’esistenza agiata, a dispetto del fatto che nella vita non avesse mai svolto alcuna professione, né ricavato alcun guadagno. Quella richiesta può averlo indotto però a scrivere un memoriale che chiarisse definitivamente la sua posizione presente e passata.
Morphy era molto sensibile alle critiche, come agli elogi, od è probabile che negli ultimi anni della sua vita volesse rendere chiara la sua immagino affinché nulla potesse infangarla.
Se queste pagine offrono in gran parte una lucida esposizione dei fatti, soprattutto riguardo al controverso “affair Staunton”, vi sono tuttavia dei punti in cui le elucubrazioni persecutorie prendono il sopravvento sulla cronaca, rivelando una irreversibile psicosi. Per questo può darsi che la famiglia abbia occultato l’esistenza del manoscritto, concedendo solo qualche lettura parziale.

L.

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