Alekhine nel Cubo (1914-2004)

CubeZero2004 – Cube Zero
(id., di Ernie Barbarash con Zachary Bennett)

Il 2014, nel centenario di uno storico torneo scacchistico, è il momento giusto per ricordare una citazione risalente al 2004 ma riferita al 1914

Siamo alla fine di aprile del 1914 in quella San Pietroburgo che di lì a tre mesi sarebbe diventata Pietrogrado. Per festeggiare i dieci anni della società scacchistica cittadina viene organizzato un torneo memorabile invitando maestri internazionali: le due grandi star rimangono però Emanuel Lasker e José Raúl Capablanca. Al torneo partecipa anche un giovane moscovita che in quel periodo si sta sempre più affermando e, dall’ambiente dilettantistico, si sta affacciando rapidamente al panorama dei campioni: si chiama Aleksandr Alechin ma tutti lo conoscono nella versione francese del suo nome, Alexandre Alekhine. Non è ancora il campione del mondo che sarà nel 1927, ma un semplice ventiduenne di belle speranze che si ritrova a gareggiare con i più grandi del suo tempo.
Alla fine del torneo, il primo e secondo posto se li contendono i “big”, rispettivamente Lasker e Capablanca, ma la grande sorpresa è il terzo posto, cioè il giovane Alekhine che ha superato grandi e ben più esperti scacchisti del mondo, guadagnandosi dallo Zar il titolo onorifico di Gran Maestro. (In realtà quella dell’attribuzione del titolo è più una leggenda, mancando prove certe del fatto.)
Esattamente novant’anni dopo allo statunitense Screamfest Film Festival un misconosciuto sceneggiatore appena diventato regista omaggia l’evento di San Pietroburgo in una piccola citazione del suo piccolo film.

Alexandre Alekhine

Alexandre Alekhine

Nel 2002 il misterioso produttore cine-televisivo Ernie Barbarash (di cui non sembrano esistere notizie) ha provato a sfruttare il grande successo del geniale film canadese The Cube (1997) producendo la sua prima sceneggiatura: Il Cubo 2. Hypercube. Compiendo il grande errore di spiegare ciò che non va spiegato – analizzare il dito notoriamente fa perdere l’incanto della Luna – Barbarash dirige un film pessimo sotto ogni punto di vista, eppure ha il coraggio di scrivere un ulteriore sequel sedendo anche sulla sedia del regista. Allo Screamfest Film Festival del 2004 presenta Cube Zero, una sorta di prequel del primo film, stavolta scritto e diretto da Barbarash stesso.

CubeZero_1Spiegare cosa sia il Cubo è come spiegare chi sia il Godot di Beckett: non solo è una gran perdita di tempo, ma fa solo del male alla storia in sé. Diciamo che esiste una struttura chiamata Cubo piena di stanze diverse una dall’altra, molte delle quali presentano un trabocchetto mortale. Barbarash in Cube Zero immagina che questa trappola sia lo strumento con cui un futuro potere dittatoriale si sbarazza di non meglio identificati ribelli: le confusionarie e deliranti sceneggiature di Barbarash non meritano davvero altre parole.
La scena è dunque questa: mentre delle povere vittime ignare si aggirano per le stanze del Cubo, rischiando la vita ad ogni passo, ci sono dei controllori che osservano mediante telecamere e svolgono un vero e proprio lavoro d’ufficio, archiviando e tenendo il conto di tutte le morti. Non è davvero il lavoro migliore del mondo, e malgrado siano rimasti in due i controllori si annoiano assai. Come passare il tempo stando sempre chiusi in una stanza? Ovvio: giocando a scacchi.

Dodd (interpretato da David Huband) ha fissa una scacchiera davanti a sé, tanto che il suo collega Eric (Zachary Bennett) si diverte a disegnarlo come un supereroe: Chessman. In realtà il vero campione è Eric stesso: Dodd cerca sempre di batterlo ma sebbene studi a fondo la scacchiera, appena compie una mossa Eric (senza neanche guardare i pezzi) risponde con una geniale contromossa.
La sceneggiatura prevede che ad un certo punto Eric si renda conto che le vittime del Cubo non sono quei pericolosi ribelli che si credono, immagini ci sia qualcosa di sporco sotto e decida di… entrare nel Cubo egli stesso! Tacendo di questo proposito idiota, sta di fatto che Eric non può fare nulla senza l’aiuto del collega ed amico Dodd, ma come fare per convincerlo? Semplice: risolvendogli una partita che sta portando avanti da lunghissimo tempo.

CubeZero_2Non è chiaro se Barbarash abbia voluto omaggiare gli scacchi nel suo film o semplicemente abbia preso il primo gioco da tavolo che gli è venuto in mente. Scacchiere, pezzi e metafore ricorrono spesso durante tutta la pellicola, ma vengono usati in modo tale da tradire una certa banalità, se non proprio puro “casaccio”. A partire proprio dalla fantomatica partita che sta giocando Dodd.
Quest’ultimo accetta di aiutare Eric nel suo insano intento solo se riceverà le mosse giuste per finire la partita. E questo fa nascere la prima domanda: che senso ha farsi suggerire le mosse? Gli scacchi non sono un quiz dove vanno “azzeccate” le mosse… Comunque Eric, che sappiamo essere un bravo scacchista, si avvicina a Dodd e gli prende dalla scrivania la rivista che era sotto i suoi occhi, aperta – come vediamo dall’inquadratura – ad un quiz scacchistico: è la 37ª mossa della partita Alekhine-Tarrasch di quel maggio 1914, e la rivista lascia al lettore la scelta che deve fare Tarrasch.

Sotto gli occhi di Eric le pedine sulla scacchiera si muovono a testare tutte le varie possibilità, ma curiosamente l’unica mossa che non viene presa in considerazione è quella compiuta veramente quel 1914 da Tarrasch: Torre mangia in e5, «una mossa disperata in una posizione indifendibile» come la giudica in seguito Alekhine (My Best Games of Chess, 1927). Appena “risolta” la partita, Eric si china sulla scacchiera di Dodd… e scopriamo che il gioco dell’amico è praticamente all’inizio: cosa c’entrava dunque lo schema della partita del torneo di San Pietroburgo? Non si sa, perché in pochi secondi Eric fa vedere non si sa bene quali mosse al collega e questi non sa rispondere altro che «Geniale!».

CubeZero_3Cosa dovremmo pensare di questa scena, che Dodd sta rigiocando dall’inizio la storica Alekhine-Tarrasch? Ma allora perché Eric per aiutarlo studia solo dalla 37ª mossa in poi? Più probabilmente il regista-sceneggiatore non pensava minimamente agli scacchi: ha messo una scacchiera in scena perché fa sempre la sua porca figura, e ha preso una qualsiasi rivista con gioco scacchistico da mostrare a favore di telecamera. Questo in fondo non fa che dimostrare un’antica verità: nessun gioco esercita un fascino così profondo come gli scacchi, ma allo stesso tempo nessun gioco è così “non conosciuto” dai media, che amano mostrarlo quasi sempre a sproposito.

Un’ultima curiosità. Tarrasch arrivò al torneo di San Pietroburgo dopo aver viaggiato in Italia: il 28 febbraio 1914 pattò in una simultanea contro il nostro Felice Germonio, appena dimesso da presidente del Circolo Scacchistico Torinese.

Per vedere il filmato di Cube Zero, ecco il link: http://luciusetruscus.altervista.org/citascacchi/video/CubeZero.wmv

Per gustare invece il video di Scacchi Italia, ecco il link:

L.

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10 risposte a Alekhine nel Cubo (1914-2004)

  1. Fabio Lotti ha detto:

    Bestiale!

    "Mi piace"

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  8. Kuku ha detto:

    Ma che cacchiata! Poteva invece essere carino il fatto della rivista con quella partita, ma poi che centrava la partita di Dodd? Ma con chi stava giocando?

    Piace a 1 persona

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