Ace Ventura: Missione Africa (1995)

Ace Ventura (Jim Carrey): missione scacchi!

Un cattivo da operetta come piace agli americani deve avere due qualità: parlare con accento britannico, e ovviamente giocare a scacchi.

Vincent Cadby (Simon Callow), cattivo perfetto

La conferma la abbiamo dal film “Ace Ventura – Missione Africa” (Ace Ventura: When Nature Calls, 1995) di Steve Oedekerk, disponibile in DVD Warner Bros.

Così il perfido Vincent Cadby (Simon Callow) lo vediamo intento al “nobil giuoco” in solitaria.

Però attenzione: ha una scacchiera davanti a sé per tutta la scena…

… e poi sparisce! Mi sa che in sala di montaggio si sono distratti.

Che fine ha fatto la scacchiera?

L.

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Un lupo mannaro americano a Londra (1981)

Brian Glover, dieci anni prima di incontrare un alieno

Al contrario del resto della popolazione umana, non sono un fan del film “Un lupo mannaro americano a Londra” (An American Werewolf in London, 1981) di John Landis, disponibile in DVD Universal, ma l’ho rivisto in occasione del mio speciale dedicato a The Howling (sul blog “Il Zinefilo”) e a questo punto ho pensato fossa il caso di catturare un paio di schermate a buona risoluzione della scena scacchistica che apre il film: i due protagonisti entrano in un pub sperduto nella campagna inglese (ritratta con la solita valanga di stereotipi americani) e trovano Brian Glover a giocare a scacchi. L’immediato scacco matto mette fine brevemente alla scena.

L.

P.S.
Per un commento sul film, rimando al blog La stanza di Gordie.

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Holmes & Watson (2018)

Non c’è nulla da salvare del tristissimo “Holmes & Watson. 2 (de)menti al servizio della Regina” (2018), scritto e diretto da Etan Cohen con uno spirito comico oltremodo fastidioso, se non una deliziosa citazione scacchistica.

Nel tentativo di diventare co-investigatore, Watson (un John C. Reilly assolutamente sprecato nel ruolo) propone ad Holmes (un Will Ferrell mille volte più insopportabile del solito) una partita a scacchi: se la vince, vorrà dire che avrà abbastanza intuito da poter lavorare con lui, invece che fargli da servo.
La risposta di Holmes è immediata: ecco il dialogo.

Holmes: «Scacco matto!»
Watson: «Cosa? Non è neppure iniziata.»
Holmes: «Avreste aperto con il gambetto di Donna.»
Watson: «Be’, forse è una prima mossa affidabile.»
Holmes: «Vi avrei neutralizzato con la difesa slava.»
Watson: «Oh, una mossa audace, davvero imprevedibile.»
Holmes: «Sareste nel panico, con la Regina sotto assedio.»
Watson: «No, non la mia Regina!»
Holmes: «Vedere la Regina così esposta vi avrebbe costretto a difenderla.»
Watson: «Per forza, è il mio dovere, negli scacchi e nella vita.»
Holmes: «Ignorando così la mia Torre.»
Watson: «Ah!»
Holmes: «Scacco matto.»
Watson: «Proviamo un altro gioco? Magari morra cinese?»
Holmes: «Pietra, pietra, forbice, forbice, carta, carta, carta, pietra, forbice, forbice.»
Watson: «Al diavolo!»

Molto divertente l’idea della partita a scacchi “vinta” sul nascere, ma è una goccia nel letamaio del film.

L.

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Joan: Apocalisse (2015)

Una partita a scacchi fra i personaggi del fumetto “Joan: Apocalisse“, in pagine apparse sul numero 48 del settimanale a fumetti “Skorpio” (Anno XXXIX – 3 dicembre 2015), scritto da Robin Wood e disegnato da Carlos Pedrazzini.

L.

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Star Trek: The Final Reflection (1984)

Cover di Boris Vallejo

Meravigliosa copertina scaccosa per il romanzo “Star Trek – The Final Reflection” (maggio 1984) di John M. Ford, sedicesimo episodio di una serie di avventure con protagonisti i personaggi della storica serie TV.
Il romanzo è inedito in Italia ma disponibile su Amazon a circa 5 euro.

L’edizione è della collana “Pocket Books” (Simon & Schuster). L’illustrazione di copertina è del mitico artista peruviano Boris Vallejo.


La trama
(tradotta da me)

Krenn, un capitano Klingon, stando a contatto con la civiltà umana cambia il proprio carattere, ed ha degli scrupoli di coscienza quando viene a sapere di un piano della sua razza per distruggere la Federazione.


L’incipit
(tradotto da me)

L’Enterprise, addormentata per circa una settimana, ora lentamente si stava risvegliando.
Il capitano James Kirk era rimasto a bordo, mentre l’equipaggio scendeva in licenza su Starbase 12: il dottor McCoy gli aveva fatto una lunga lezione sui pericoli del troppo lavoro, mentre l’ingegnere capo Scott gli aveva ventilato i piaceri che si sarebbe perso. Persino Spock era sceso: aveva qualcosa da fare con del nuovo materiale per la biblioteca computerizzata dell’astronave.
Ma Kirk stava bene. In effetti, si sentiva alla grande. Avrebbe fatto una passeggiata per ispezionare la sua nave: non era lavoro, era puro divertimento.


Scacchi alieni

Nel romanzo vengono citati i nomi con cui il gioco degli scacchi (zha) è noto alle varie razze. Il personaggio di Kethas ci spiega che gli scacchi umani sono noti come human zha, quelli Klingon ovviamente come klin zha mentre i Romulani hanno un nome diverso: latrunculo. Deliziosa la citazione del nome che usavano gli antichi romani per un gioco che solo vagamente ricorda quello degli scacchi. (In realtà non sappiamo nulla di preciso sul latrunculus latino, non essendo state conservate le regole.)

La versione klin zha kinta prevede una partita a scacchi con pedine umane.

Il romanzo vede i personaggi protagonisti molto spesso alla scacchiera e spiega molti particolari del klin zha, gli scacchi klingoniani, ma non è che posso tradurlo tutto!

L.

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Doomsday Clock 10 (2019)

Cover di Gary Frank

Piccola e blanda citazione scacchistica in questa copertina firmata da Gary Frank per il decimo numero del suo fumetto “Doomsday Clock” (maggio 2019).

L.

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Scacchi verso la Luna (1948)

Come festeggiare i 50 anni dello sbarco sulla Luna… a tema scacchistico? Arriva a salvare la situazione Robert A. Heinlein, grande autore di fantascienza che sul numero del maggio 1948 della rivista “Argosy” pubblica il racconto “Gentlemen, Be Seated” – più volte arrivato in italia nell’antologia “La storia futura” – in cui durante il viaggio verso Luna City due pendolari astrali decidono di passare il tempo giocando a scacchi.

Visto che Heinlein ci regala anche le mosse esatte dei due giocatori diretti sulla Luna, riporto il passo completo del racconto, nella traduzione del compianto Giuseppe Lippi per “Classici Urania” n. 251 (febbraio 1998):

Dopo un po’ sentii la voce di Konski. «C’è un gioco che possiamo fare al buio, Jack. Conosce gli scacchi?»
«Sì… so giocare, insomma.»
«Un bel gioco. Lo facevo in camera di decompressione quando lavoravo sotto l’Hudson. Che ne dice di puntare venti a partita, tanto per aumentare il divertimento?»
«Eh? Sì, va bene.» Anche mille, per quel che m’importava.
«Bene. Pedone di re in e3.»
«Ehm… pedone di re in e5.»
«Lei è un tipo convenzionale, eh? Mi fa venire in mente una ragazza che conoscevo a Hoboken…»
Quello che disse di lei non aveva niente a che fare con gli scacchi, anche se dimostrava che era un tipo «convenzionale», per così dire. «Afl-c4. Mi ricordi di parlarle di sua sorella. Sembra che non fosse rossa di natura, ma voleva che la gente lo pensasse. Allora… scusi. La sua mossa.»
Cercai di riflettere, ma mi girava la testa. «D7-d6.»
«Dd1-f3. Dicevo, la ragazza…» Continuò nei minimi dettagli. Non era una storia nuova e dubitavo che gli fosse capitata sul serio, ma mi mise di buon umore. Riuscii addirittura a sorridere, là nel buio. «Tocca a lei» aggiunse Konski.
«Oh.» Non riuscivo a ricordare le posizioni. Decisi di prepararmi ad arroccare, che all’inizio del gioco è di solito una tattica sicura. «Cb8-c6.»
«La regina avanza e mangia il pedone dell’alfiere di re… scacco matto. Mi deve venti dollari, Jack.»
«Eh? Ma non può essere!»
«Vuole controllare le mosse?» Le ripeté tutte, dal principio.
Cercai di visualizzarle, poi dissi: «Sono uno stupido! Mi ha fregato come l’ultimo degli imbecilli».
Ridacchiò. «Doveva tenere d’occhio la regina, non la rossa.»

L.

Gli altri miei blog
che partecipano ai festeggiamenti:

  • “Il Zinefilo” con: “Stazione Luna” (1966)
    Una commedia sexy lunare con Jerry Lewis non si può vedere, e infatti… si è vista pochissimo!
  • “Non quel Marlowe” con: “Il finto sbarco lunare
    Storia di come si è diffusa un’idea veicolata dalla finzione cinematografica.
  • “Fumetti Etruschi” con: “Comunisti sulla Luna!” (2019)
    Una storia alternativa in cui sono stati i sovietici i primi a sbarcare sul nostro satellite.
  • “Gli Archivi di Uruk” con: “Primi sulla Luna!” (Urania 259)
    Scheda e incipit di un’Urania d’annata, quando ancora la Luna era lontana.
  • “30 anni di Aliens” con: “La Luna nell’universo alieno
    Per festeggiare i 50 anni dello sbarco sulla Luna, cosa potevo organizzare di “alieno”? Ho pensato di ricordare qualche apparizione del nostro satellite nell’universo alieno.
  • “IPMP: locandine italiane d’annata” con: “Stazione Luna” (1966)
    Locandina d’epoca della commedia sexy lunare con Jerry Lewis.

Gli altri blog dell’iniziativa:


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Le mille e una notte (1990)

L’amico Ivano, del Cronache del Tempo del Sogno, mi manda un’altra splendida segnalazione: una scena scacchistica dal film “Le mille e una notte” (Les 1001 nuits, 1990) scritto e diretto da Philippe de Broca.

Thierry Lhermitte e Gérard Jugnot alla scacchiera

Mi sorprende trovare nel cast una giovanissima Catherine Zeta-Jones: non l’avevo mai vista prima del suo film-lancio Entrapment (1999), o se l’ho vista non la conoscevo.

L.

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La notte del licantropo (1974)

Raccogliendo materiale per lo Speciale Howling del Zinefilo, ho trovato il regista Joe Dante che in un’intervista si lamentava del livello basso raggiunto dai film sui lupi mannari, tanto da spingerlo a cercare effetti rivoluzionari – come in effetti poi è riuscito a mettere in pratica. Nell’edizione speciale doppio disco del 2004 de L’ululato è presente il documentario “Welcome to Werewolfland” dove Dante cita espressamente il film  “La notte del licantropo” (The Beast Must Die, 1974) di Paul Annett (in DVD Pulp Video 2011), produzione della britannica Amicus che rappresenta «un giallo sui licantropi piuttosto malriuscito». Continua poi Dante:

«Per la parte dei licantropi furono usati grossi cani e lupi veri, cosa che per me fu una delusione. L’idea di andare a vedere un film sui licantropi con un lupo vero, invece di un tizio travestito e truccato, era considerata una truffa perché non era abbastanza soprannaturale.»

Rivisto il film per l’occasione, non posso che confermare: l’uso di un vero lupo distrugge totalmente qualsiasi pur vaga atmosfera creata dalla trama.

Foto di gruppo con licantropo (segreto)

Il film è un remake pacchiano e in salsa mannara del celebre Dieci piccoli indiani (Ten Little Indians, 1965) di George Pollock, quello col narratore che incita gli spettatori a capire chi sia il colpevole e ad un certo punto la pellicola si ferma e mostra un orologio: avete quindici secondi per dire il nome dell’assassino. La notte del licantropo è uguale solo che la claudicante sceneggiatura di Michael Winder non dà il benché minimo indizio che lo spettatore possa usare: a parte un ospite con le mani pelose, non abbiamo altri strumenti per nutrire sospetti nei confronti di chicchessia.

Sebbene non sia accreditato nei titoli, il film è ispirato al racconto There Shall Be No Darkness di James Blish, apparso su “Thrilling Wonder Stories” nell’aprile 1950 e arrivato in Italia nel novembre 1990, raccolto nell’antologia “Halloween. Tre storie di streghe”, tradotto da Stefano Di Marino con il titolo …e non ci saranno più tenebre.
Paolo Belletti lo ritraduce per l’antologia “Avventure nell’ignoto” (Urania Millemondi luglio 2000).

La storia di Blish vede una festa tra ospiti altolocati che si trasforma in un gioco al massacro quando si scopre che il pianista polacco, dalle mani pelose, è un licantropo. A parte qualche riferimento e qualche personaggio, non c’è molto altro che finisce nella sceneggiatura di Winder.

Gli attori sono tutti bravi, compreso l’anziano Peter Cushing, ma è davvero un film buttato via e da dimenticare subito.

Meritava comunque di essere citata la scena scacchistica in cui due titani del cinema e teatro britannico si affrontano al “nobil giuoco”: il citato Cushing e il mitico Charles Gray.

Peter Cushing e Charles Gray alla scacchiera

L.

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Ritorno al futuro – Parte III (1990)

Non rivedevo da decenni questo “Ritorno al futuro – Parte III” (Back to the Future Part III, 1990) di Robert Zemeckis: ho molto amato la saga ma compiuti 19 anni ho smesso di trovarla appassionante. Questo purtroppo mi rende l’unica persona al mondo a non condividere il religioso entusiasmo che invece dimostrano tanti spettatori…

Il 6 giugno 2019 Focus TV ha trasmesso il film con una titolazione italiana, e per l’occasione mi è capitato di vedere l’inizio: scoprendo una scena scacchistica!
Marty McFly (Michael J. Fox) sembra giocare a scacchi con il cane di Doc (Christopher Lloyd), ma in realtà nessuno dei due muove effettivamente una qualche pedina sulla scacchiera. Rimane una scenetta divertente.

Già che ci sono, ecco la curiosa titolazione italiana, che credo sia “moderna” rispetto alla pellicola italiana dell’epoca.

L.

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