Videogiochi nei film: Star Wars

Ri-posto questo splendido articolo di Redbavon, che nel suo blog Picture of You sta portando avanti uno speciale dedicato ai videogiochi nei film.


Il 25 maggio del 1977 viene proiettato un film destinato a lasciare il segno nell’immaginario collettivo di molte persone e a essere una pietra miliare nel Cinema di Fantascienza: Star Wars, in Italia intitolato Guerre Stellari.

Sarebbe sufficiente:

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

per liberarmi dell’onere di scrivere quattro cose in croce sulla trama per introdurre il film e passare all’oggetto del post.

Se non conoscete Star Wars può significare una di queste tre cose o tutte e tre insieme:

  • non vi piace la Fantascienza
  • non vi piace Guerre Stellari o Star Wars, che dire si voglia.
  • fino a oggi avete vissuto su un altro pianeta

In tutti e tre i casi, con tutta probabilità, siete atterrati su una pagina web sbagliata.

La trama è tutta nei titoli di testa: la scritta gialla che scorre su un piano inclinato prospettiva contiene tutti gli “strumenti” per spiegare “chi”, “cosa”, “quando”, “dove” e “perché”, cioè le 5 W del giornalismo.

Per chi non ne sa nulla e non ha ancora abbandonato questa pagina, per rispetto alla sua curiosità, riassumo nel modo in cui introdussi il film quando una bella sera i miei due nanerottoli (all’epoca avevano quattro anni) mi hanno chiesto di vedere Star Uoss!

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

C’è una guerra, ci sono le navi spaziali (i nani già sanno di che si tratta), ci sono i Ribelli, che sono i Buoni, c’è il “malvagio Impero Galattico” cioè i Cattivi (perché “malvagio” pure per il nano fa “ancien régime), c’è la Morte Nera, che è la casa dei Cattivi, un’astronave grande come la Luna (ooooh! <-nani stupefatti!) etra poco la vedrete – c’è la Principessa Leia (“è buona vero papà?”Queste sono soddisfazioni) che sta scappando dai Cattivi.

Il resto dell’esperienza della visione del film insieme a due nani di quattro anni potete leggerla qui: Star Wars a 4 anni. Grazie Lucas.

Lo stesso anno di Star Wars, l’Atari presenta la console di videogioco Atari 2600 (o Atari VCS): non è la prima console della storia (è la Magnavox Odyssey nel 1972), ma è la prima ad avere una diffusione mondiale e a “sdoganare” il videogioco nelle case. L’anno dopo l’industria del videogioco entra nella sua Età dell’Oro: Atari pubblica Asteroids, uno dei suoi più grandi successi; la giapponese Taito produce Space Invaders, che ha un tale successo da indurre moltissime aziende a produrre videogiochi.

Poteva mancare un videogioco in Star Wars?

È la partita di scacchi tra Chewbacca e R2-D2 a bordo del Millennium Falcon, giocata su una scacchiera su cui sono disposte mostruose creature animate, invece di statiche statuette di pedoni, torri, alfieri, cavalli, regine e re.

Il nome di questa versione del gioco degli scacchi in una galassia lontana lontana è Dejarik: due giocatori controllano altrettante squadre avversarie di mostri; i giocatori muovono  i loro “pezzi” sulla scacchiera con la particolarità che i “pezzi”, una volta giunti a contatto, ingaggiano un combattimento corpo a corpo. Ogni creatura ha le sue caratteristiche e punti di forza, che utilizza nel combattimento con la creatura avversaria.

I “pezzi” del gioco di scacchi olografici in Star Wars Episodio IV
(immagine da Starwars.com)

George Lucas stava lavorando a Star Wars quando Phil Tippett e Jon Berg gli mostrarono alcune creature che, nelle loro intenzioni, avrebbero potuto essere tra gli avventori della cantina di Mos Eisley, dove Luke e Obi-Wan Kenobi incontrano Hal Solo e Chewbacca. A Lucas piacquero così tanto che decise di usare le creature create da  Tippett e Berg per un’altra scena nel film: la partita di scacchi a bordo del Millennium Falcon.

L’idea non era però nuova. Nel 1976 nel film Futureworld erano stati già utilizzati dei personaggi animati su una scacchiera.

Futureworld non è un film qualsiasi, ma il riuscito sequel di Il Mondo di Robot (1973), accreditato come primo film che ha utilizzato la grafica computerizzata nonché precursore del dualismo uomo-macchina, del tema della sostituzione d’identità e della ribellione delle macchine. Lucas non poteva accontentarsi di girare una scena del gioco degli scacchi già vista. Le mostruose creature di Phil Tippett e Jon Berg erano perfette! Lucas colse l’opportunità di  completare la scena in un modo nuovo e comunque coerente con l’universo che aveva creato.

Le animazioni delle creature sono state dirette da Phil Tippett e girate con la tecnica dello “stop-motion” utilizzando dei piccoli modelli, alti una quindicina di centimetri, come da espressa richiesta di Lucas.

Il gioco ha riscosso grande successo presso il pubblico tanto da essere citato o ritratto in numerosissime altre occasioni tra film, serie animate, videogiochi, fumetti e libri. Phil Tippett è stato chiamato a dirigere una seconda partita di scacchi in Star Wars VII – Il Risveglio della Forza.

Jon Berg (a destra), Dennis Muren (al centro) Phil Tippett (a destra)

La partita di scacchi e la frase “Fai vincere il Wookiee” è sicuramente uno dei momenti classici della saga.

I suggest a new strategy, Artoo. Let the Wookiee win.

Nella scena, Chewbacca dimostra di non accolto con “sportività” una mossa particolarmente riuscita da parte di R2-D2; Han Solo fa notare che gli Wookiee, quando perdono, hanno la brutta abitudine di strappare via le braccia agli avversari. C-3PO suggerisce quindi a R2-D2 di lasciare vincere il Wookiee.

Di seguito la trascrizione dei dialoghi in lingua inglese e italiana, tratta dal doppiaggio, in cui però ho conservato i nomi originali.

Threepio: He made a fair move. Screaming about it won’t help you.
/ Ora stai attento, R2. (rivolgendosi a Chewbecca) Ha fatto una mossa leale. Urlare non ti aiuterà molto

Han (interrompendo): Let him have it. It’s not wise to upset a Wookiee.
/Lascialo perdere. Non è prudente fare innervosire un Wookiee.

Threepio: But sir, nobody worries about upsetting a droid.
/Ma signore, nessuno si preoccupa di non innervosire un droide.

Han: That’s ‘cause droids don’t pull people’s arms out of their socket when they lose. Wookiees are known to do that.
/Questo perchè i droidi quando perdono non staccano le braccia ai loro avversari. I Wookiee invece sono famosi per questo.

Threepio: I see your point, sir. I suggest a new strategy, Artoo. Let the Wookiee win.
/Ho capito la sfumatura, signore. Propongo una nuova tattica, R2. Fai vincere il Wookiee.

La reazione di Chewbacca anticipa uno scenario comune che di lì a breve si scatenerà nelle sale-giochi e poi nelle case.

Quando Han Solo fa notare che gli Wookie, se la partita volge a loro sfavore, sono famosi per strappare le braccia agli avversari, è il primo riferimento alla scarsa, se non inesistente, resilienza dei videogiocatori, alla loro congenita allergia alla sconfitta, sopratutto se inferta da un proprio simile in carne e ossa, con la conseguente reazione spesso sproporzionata.

In diverse occasioni avrei disarticolato le braccia a mio fratello:

Oggi, la furia dei Berserkir scatenata dalla tenzone video-ludica è occasionale ed è decisamente depotenziata rispetto al passato, anche perché la competizione familiare è stata di recente estesa ai miei due nanerottoli. Mario Kart 8 per Nintendo Wii U non è una gara di corse automobilistiche: è una gara di sportellate e a ostacolare l’avversario con ogni power-up disponibile. Gli adulti dovrebbero dare il buon esempio.

Chiudo con una curiosa coincidenza tra i videogiochi e il gioco degli scacchi, una coincidenza legata alla loro accoglienza nella società.

Estratto dall’articolo “Chess-playing excitement” pubblicato il 2 luglio 1859 su Scientific American, una delle più antiche e prestigiose riviste di divulgazione scientifica, fondata nel 1845 e tuttora pubblicata.

[…] Persons engaged in sedentary occupations should never practice this cheerless game; they require out-door exercises for recreationnot the sort of mental gladiatorship. Those who are engaged in mental pursuits should avoid a chess-board as they would an adder’s nest, because chess misdirects and exhausts their intellectual energies. Rather let them dance, sing, play ball, perform gymnastics, roam in the woods or by the seashore, than play chess […]

[…] Le persone impegnate in attività sedentarie non dovrebbero praticare mai questo deprimente gioco; hanno (piuttosto) bisogno di praticare attività all’aperto a scopo ricreativo, non di una simile tenzone gladiatoria della mente. Le persone con un’intensa attività intellettuale dovrebbero evitare una scacchiera come fosse un nido di vipere, perché il gioco degli scacchi male indirizza e assorbe le loro energie. Impiegherebbero meglio il tempo a danzare, cantare, giocare a palla, fare ginnastica, gironzolare per boschi o passeggiare sulla battigia, piuttosto che giocare a scacchi. […]

Al posto delle parole “scacchiera” e “scacchi” sostituite rispettivamente “joystick” e  “videogioco”: potrebbe essere pubblicato oggi su un giornale durante una delle periodiche ondate di censura e di condanna del videogioco. Una storia che si ripete.

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L.

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The Glenna Powers Case (1981)

Purtroppo risulta inedito in Italia questo “The Glenna Powers Case” (1981), prima indagine del Simon Kaye del romanziere statunitense Hillary Waugh.

Non sono riuscito a trovare il nome dell’illustratore di questa splendida edizione Raven House Mysteries, comunque la copertina viene ripetuta nella ristampa Harlequin Books del giugno 1981.

L.

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Il buio macchiato di rosso (1974)

Il vostro amichevole antiquario di quartiere Neal Mottram (interpretato da Jack Palance) ha seri problemi finanziari: per fortuna il dio Ciumo che venera in cantina, e a cui sacrifica la vita di giovani donne, potrebbe aiutarlo…

Sto ovviamente parlando del film “Il buio macchiato di rosso” (Craze, 1974) di Freddie Francis, di cui parlo approfonditamente nel mio blog Il Zinefilo.
Nella scialba scenografia anni Settanta appare anche una scacchiera “antica” – stando nel negozio di un antiquariato – che mi piace mostrare qui.

L.

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Mozart in the Jungle 1×02 (2014)

La segnalazione del sempre attento Vincenzo mi ricorda che da molto tempo avevo da parte, pronta, la breve citazione scacchistica dalla serie TV “Mozart in the Jungle“, dall’episodio 1×02, “Il quinto oboe”, andata in onda originariamente il 6 febbraio 2014.

Qui il direttore d’orchestra Rodrigo De Souza (Gael García Bernal) gioca a scacchi nel parco.

Cominciata in modo spettacolare, dopo una splendida prima stagione la serie crolla in maniera vergognosa e verticale, schiacciata dall’ingente peso di una immensa mole di asfittici luoghi comuni vergognosi.

Per il filmatino della sequenza, ecco il link.
Per altre citazioni dello stesso decennio, ecco il link.

L.

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Atari Video Chess (1979)

Meravigliosa illustrazione di Cliff Spohn per il videogioco “Video Chess” (Atari 1979), tratta dal volumone “Art of Atari” (Dynamite 2016).

L.

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Mute (2018)

Il noiosissimo “Mute” (2018) di Duncan Jones (figlio di David Bowie) si svolge in un futuro molto tecnologico ma non così tanto da non avere classici scacchi a disposizione dei due sgherri nella foto.
È una citazione talmente minuscola che il video non merita di finire nel sito.

Invece vi consiglio la recensione del blog La Bara Volante di Cassidy.

L.

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Dejah Thoris 3 (2018)

Cover di Sergio Davila

La Dynamite Entertainment ha ripreso a raccontare la vita moderna di un’eroina di inizio Novecento. Nel numero 3 (aprile 2018) della testata “Dejah Thoris” vediamo uno scontro marziano che si svolge… comandato da una scacchiera!
Ad ogni mossa dei pezzi, veri combattenti si affrontano sul campo da battaglia.

La storia è di Amy Chu, i disegni dell’italiano Pasquale Qualano.

L.

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The Saint (2017)

Per motivi misteriosi e di sicuro sbagliati, minuscole e inutili case rispolverano “The Saint“, il celebre personaggio dei romanzi di Leslie Charteris portato poi con grande successo in TV da Roger Moore: se già l’inguardabile film del 1997 con Val Kilmer aveva messo la pietra tombale sul personaggio al cinema, questo ignobile filmaccio del sempre pessimo Ernie Barbarash (regista ben noto a questo blog) è un’offesa che il Santo non meritava…

Riporto giusto qualche immagine della breve citazione scacchistica.

L.

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Alice nel paese delle meraviglie (1933)

Charlotte Henry nell’Alice del 1933

L’impareggiabile Ivano Landi del blog “Cronache del Tempo del Sogno” mi invia immagini di rara bellezza tratte dal film “Alice nel paese delle meraviglie” (Alice in Wonderland, 1933) di Norman McLeod, targato Paramount.
Annunciato in Italia già nel 1933 e ricordato nel 1934, non sono però riuscito a stabilire che il film sia arrivato nelle nostre sale già in quegli anni.

La A & R Productions nel luglio 2010 presenta l’edizione DVD del film, solamente sottotitolata in italiano.

Vi lascio alla bellezza di queste immagini e alla fine anche al film intero: se cliccate su PLAY parte direttamente dal punto in questione. Purtroppo… è in russo!

L.

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Once and Future Queen (2017)

Cover di Nick Brokenshire

Presento la copertina e qualche tavola interna del volume TPB della saga a fumetti “Once and Future Queen” (Dark Horse Comics) di Adam P. Knave e D.J. Kirkbride, la cui prima raccolta si intitola non a caso “Opening Moves“.
I disegni sono di Nick Brokenshire.

L.

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