Orange Is the New Black 6×09 (2018)

Laura Prepon alla scacchiera

Si è da poco conclusa la sesta stagione della serie televisiva “Orange Is the New Black“. Per una recensione di questa annata rimando al blog La Bara Volante, mentre per una panoramica sui libri pubblicizzati nei vari episodi c’è NonQuelMarlowe.

Nell’episodio 6×09, “Spezza il filo” (Break the String) la sempre splendida Laura Prepon l’abbiamo vista alla scacchiera.

L.

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PiccoloGrandeAmore (2018)

Copertina scaccosa di un romanzo che, mi sembra di capire, non abbia nulla di scaccoso: “PiccoloGrandeAmore” (2018) di Kateryna Strigo.

La trama:

Katia Volpato vive in Russia guadagnandosi la vita con due lavori. Lavoro n.1 sacro, come interprete per un’associazione che si occupa di adozioni internazionali di bambini. Lavoro n. 2 profano, come addetta ad un call center presso una hot-line per adulti. Un incontro telefonico porterà nella sua vita Konstantin Kotov, ex cecchino dell’esercito russo con un futuro da campione olimpionico che approda nel mondo delle hot-line per fare un favore ad un amico. Tra i due nascerà un coinvolgimento che presto li porterà al di là dell’etere dove muove i primi passi il desiderio che li spinge l’uno verso l’altra. Un diabolico doppio patto incatenerà le loro esistenze e il vile denaro apparirà come merce di scambio per una verginità da inventare, un bambino da vendere e un bambino da comprare, a cui Katia vuole arrivare ad ogni costo. Il suo Piccolograndeamore. Fin dove si spingerà Katia per amor suo? Quale prezzo sarà disposta a pagare per lui?

L.

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Tiro a segno per uccidere (1966)

Definire “datato” il film “Tiro a segno per uccidere” (Das Geheimnis der gelben Mönche, 1966) di Manfred R. Köhler è davvero poco: è quasi una parodia del genere spionistico anni Sessanta che tenta disperatamente di essere simpatico e quindi è particolarmente fastidioso.

Il fenomenale capo dei cattivi

Il fenomenale capo dei cattivi

Ovviamente non può mancare il boss dell’organizzazione criminale, così furbo da prendere alla lettera il concetto “mangiare la pedina”.

Che non capisce le “sottigliezze” degli scacchi

Il celebre attore britannico Stewart Granger cerca di usare le sue doti di eleganza per proporsi come pseudo-James Bond ma fallisce totalmente l’obiettivo.

Stewart Granger l’elegante…

… che fa il simpatico insopportabile

Abbiamo anche la pupa del capo, che gioca in modo ammiccante con le pedine.

La Tigra (Scilla Gabel)…

…pupa ammiccante

Un film dimenticabile e giustamente dimenticato. Ecco altre schermate.

L.

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Wing Commander (1999)

Guerrieri spaziali si rilassano con gli scacchi

In attesa delle loro battaglie spaziali, i piloti del futuro si rilassano giocando a scacchi: una scusa per una veloce scena scacchistica dal terrificante “Wing Commander. Attacco alla Terra” (1999), film che Chris Roberts ha tratto dai propri videogiochi.

Scacco matto? Ma dove?

In questa scena la giocatrice mangia con il suo cavallo e dà scacco matto: mi sembra che non sia proprio così.

All’epoca della sua uscita, il film è stato presentato dalla rivista specialistica “Fangoria” n. 262 (maggio 1999) che a sorpresa presenta una foto di scena proprio della sequenza in questione.

L.

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Sconnessi (2018)

Ricky Memphis, Stefano Fresi e Lorenzo Zurzolo

Breve ma deliziosa scena scacchistica dal film “Sconnessi” (2018) di Cristian Marazziti, distribuito in DVD Warner Bros.

Ecco come Ricky Memphis riassume le regole del “nobil giuoco”:

«’A Torre va dritta, l’Alfiere de sbieco e il Cavallo sarta.»

Alla domanda «E la Regina?» risponde Stefano Fresi: «La Regina è donna.» E Quindi? Risponde ancora Memphis:

«Fa come cazzo glie pare.»

L.

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Morto Stalin, se ne fa un altro (2017)

Velocissima scena scacchistica da “Morto Stalin, se ne fa un altro” (The Death of Stalin, 2017) diretto da Armando Iannucci e tratto dal fumetto di Fabien Nury.

Risulta del tutto immotivato il titolo italiano e l’aria da commedia che il trailer ha cercato di instillare nello spettatore: è un film drammatico, anche se certo con diversi momenti di umorismo nero.

L.

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La trappola (2018)

Splendida copertina scaccosa, firmata Freepik, per il romanzo “La trappola. La prima avventura di Beatrix Ives-Pope” (2018) di G.B. Thistle (febbraio 2018).

La trama:

Nel bel mezzo di un colpo milionario non c’è spazio per gli imprevisti e tantomeno per le complicazioni di natura giudiziaria. Eppure a volte succede che ad avere il coltello dalla parte del manico sia un detective burbero e spietato, e che si debba trovare il modo di sopravvivere, scendendo a compromessi obbligati, che non fanno felice nessuno, ma rappresentano l’unica chance per restare liberi.
Beatrix Ives-Pope e la sua singolare banda di artisti della truffa, messi di fronte alla scelta di cedere o meno al ricatto, non si tireranno indietro e, sfruttando ingegnosi espedienti, giocheranno la partita fino ad arrivare al fatidico scacco matto, senza mai perdere il buonumore.
Un romanzo crime che strizza l’occhio alla commedia, popolato di personaggi trasformisti che si muovono in un mondo cinico e corrotto.

L.

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Dylan Dog: collezione storica a colori n. 22 (2013)

Illustrazione di Bruno Brindisi

Copertina scacchistica di Bruno Brindisi per il numero 22 (19 luglio 2013) di “Dylan Dog: Collezione storica a colori” (la Repubblica).

L.

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The Chess Players (1960)

Splendida copertina per il romanzo “The Chess Players” (1960) dell’autrice statunitense Frances Parkinson Keyes (1885-1970), che risulta inedito in Italia.

Dal risvolto di copertina:

In The Chess Players la signora Keyes ritorna a New Orleans, ambientazione di diversi suoi libri di successo, come sfondo per questo romanzo storico. Ma la scena slitta per via dei viaggi del suo eroe, Paul Morphy, a Mobile, Boston, New York, Richmond, Cuba, Spagna, Londra e Parigi. L’apice si raggiunge nella capitale francese durante l’intrigante periodo in cui la Confederazione era rappresentata dal suo brillante commissario, John Slidell. Lui era abilmente spalleggiato, a livello sociale, dalla sua affascinante moglie e dalle figlie e, a livello politico, da Judah P. Benjamin, Matthew Fontaine Maury e molti altri, alcuni apertamente ed altri in segreto. È fra questi ultimi che il nostro eroe si schiera disperatamente.

Insomma, un ghiotto romanzone che ci racconta della vita del grande Morphy: dispiace sia ignoto agli editori italiani.

L.

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Codice privato (1988)

Su consiglio di Ivano, del blog “Cronache del Tempo del Sogno“, ho visto “Codice privato” (1988), film scritto e diretto da Francesco Maselli che dubito di aver mai visto prima, sebbene ricordi perfettamente i trailer dell’epoca, molto insistenti in TV.
Non escludo l’ipotesi di averlo visto in un qualche passaggio televisivo a cavallo fra ’80 e ’90, ma nel caso non ne ho conservato memoria.

Unico personaggio della storia, Ornella Muti interagisce per tutto il film con i tanti oggetti della casa vuota, e non mancano alcuni secondi dedicati ad una enorme scacchiera sul pavimento.

Oltre alle belle schermate gentilmente offerte da Ivano, aggiungo qui di seguito le recensioni a caldo di due giornalisti che hanno seguito il film alla sua uscita in anteprima al Festival di Venezia.


da “La Stampa”, 30 agosto 1988

Festival di Venezia

Il lungo monologo di Ornella

In «Codice privato» di Maselli, assolo della Muti protagonista

Venezia — Ornella Muti gioca stasera al Lido con il film Codice privato se non la carriera di sicuro la credibilità.

Accusata di essere una bambola con espressione a senso unico, si troverà invece nel film di Francesco Maselll a sostenere da sola l’intero peso dell’arco narrativo. Per 85 minuti, davanti a un telefono o a un computer, dovrà con orgoglio ferito e speranza delusa raffigurare una donna improvvisamente lasciata dall’innamorato.

È un pomeriggio piovoso di una domenica di febbraio e Ornella torna nell’appartamento dell’intellettuale famoso. Il quale per tre anni è stato suo compagno fedele e affettuoso senza che la differenza di cultura incidesse sul loro rapporto.

Non esiste un perché alla fine di tante cose belle nella vita. Eppure Ornella, colta di sorpresa, non si rassegna e pretende di scoprire i motivi reali e precisi che hanno portato alle lacrime attuali. Incomprensione, stanchezza, gelosia forse per un collaboratore del suo intellettuale… Non esiste davvero un motivo. Ornella se ne avvede moltiplicando le telefonate a parenti e amici che non l’aiutano a far luce sul suo dramma. A poco a poco il telefono si trasforma in un aggeggio inutile e pretestuoso.

Piuttosto nell’appartamento troneggia un computer. Poiché ad esso, l’ex innamorato. confidava la parte segreta di se stesso. Ornella lo manovra con avidità, quasi volesse rivivere le comuni esperienze. Per ultimo, telefonando al figlio dell’intellettuale ricoverato per un eccesso di stupefacenti una lettera rancorosa mal speditagli dal padre, questa donna semplice dimostra di avere raggiunto una dolente e sofisticata intellettualità.

Accettando cioè il gioco del silenzio, ha soltanto finto di telefonare disinnescando la spina, proprio come il suo uomo registrava – senza mai comunicarli – i messaggi Intimi.

Maselli ha buttato la Muti allo sbaraglio perché esiste un solo precedente di classe in questo genere di performance, firmato da Roberto Rossellini per Anna Magnani sulla traccia de La voix humaine di Jean Cocteau.

Per di più, certi monologhi – addirittura con i pezzi della scacchiera, con lo schermo del computer – grondano vanità.

A sorpresa, però, questo film che affronta stasera il giudizio della Mostra come Evento Speciale, avvince né più né meno che un romanzo d’appendice. E la Muti non rifà Anna Magnani, accontentandosi di imbruttire con misura.

Piero Perona


da “La Stampa”, 31 agosto 1988

Quel computer
ha l’anima di Maselli

VENEZIA — Scommessa vinta per Francesco Maselli con Codice privato, il film con Ornella Muti presentato nella sezione Eventi Speciali. Tema: dato un grande appartamento deserto, una donna abbandonata, un computer che custodisce i pensieri segreti dell’amante, che accadrà? Maselli (uno dei registi italiani più sensibili, c’è solo da rammaricarsi che non faccia film più spesso) ha trasformato uno spunto di sceneggiatura (lo spettacolo di una sola persona, la Muti sempre in scena, la Muti al telefono come nella Voce umana di Cocteau) in una variazione personalissima del rapporto uomo-macchina. Non ci riferiamo solo all’elemento a prima vista più ingombrante, alla trovata apparentemente più laboriosat alla presenza tentatrice e risolutrice del computer, ma al terzo personaggio, invisibile eppure definitivo, la macchina da presa. Spiona, complice, testimone allarmata e curiosa, la cinepresa si muove con una vitalità nervosa e in qualche modo autosufficiente, tanto che in fondo resta più che il sospetto che abbia inventato tutto lei, per procurarsi una storia. L’eterno giallo dei sentimenti si traveste minacciosamente da computer-melodramma, ma si capisce che su tutto prevale lo sguardo, l’analisi dei gesti del corpo, delle forme. Nel confronto tra intelligenza e bellezza, tra Muti e computer, vince la perfidia.

In un suggestivo appartamento pieno di libri («un attico degli anni Venti restaurato»), in uno di quei momenti in cui il cielo piovoso diffonde una luce bassa e oppressiva, una donna abbandonata dall’amante trascorre la sua ultima giornata da padrona e medita dolore e vendetta. Apprendiamo che è quasi una diva e che lui, celebre scrittore, è stato il suo Pigmalione, l’ha trasformata da popolana in signora ed ora la lascia perché l’opera è compiuta (non lo interessa più). Ma nel computer dello scrittore, protette da un codice segreto, ci sono le lettere non spedite, le confidenze intime di lui, per esempio sui rapporti con un figlio drogato. La vendetta più sottile della donna, venuta in possesso del codice segreto (brava e calibrata l’interprete unica, Ornella Muti) non sarà rendere pubbliche quelle confidenze?

Condividiamo con Maselli l’attrazione sospettosa e affascinata verso il computer, ma in modo ancor più disarmato: più intelligente di noi, il computer è più pietoso, ci restituisce la nostra cattiveria solo su richiesta.

s.r.


L.

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