Cold Skin (2017) La creatura di Atlantide

Una partitina ai confini del mondo?

Pochi secondi prima di interrompere la visione del fastidioso “Cold Skin – La creatura di Atlantide” (Cold Skin, 2017) di Xavier Gens, horror spagnolo intrigante sulla carta ma noiosissimo nell’esecuzione, uno dei due personaggi unici della vicenda chiede all’altro.

— Tu giochi?
— Quale uomo non lo fa?

Ed entra in scena una scacchiera: il rude guardiano del faro Gruner (Ray Stevenson) gioca così con il giovane studioso Friend (David Oakes) e ci rimane malissimo quando perde.

Partita a scacchi… con creatura marina a guardare!

Almeno aver registrato la messa in onda in anteprima assoluta del film, l’11 febbraio 2019 in prima serata su Rai4, non è stato del tutto inutile.

Cos’è questo? Un pezzo mangiato?

E allora me lo mangio!

Il film è uscito in home video italiano nel dicembre 2018, in DVD e Blu-ray BlueSwan.

L.

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Starsky & Hutch 1×11 (1975)

Niente massaggi, in servizio

Grazie alla segnalazione di Kukuviza del blog CineCivetta, anche dalla celebre serie televisiva “Starsky & Hutch” arriva una scena scacchistica.

Nell’episodio 1×11, “Capitano Dobey… sei morto” (Captain Dobey, You’re Dead), andato in onda originariamente il 19 novembre 1975 e giunto in Italia il 10 maggio 1979 (fonte: Wikipedia), i nostri Starsky (Paul Michael Glaser) e Hutch (David Soul) devono proteggere il loro capitano dalle minacce di un assassino evaso di galera, e si sa che i due non hanno paura di affrontare ogni aspetto impegnativo del loro mestiere… quand’anche prevedesse frequentare un centro massaggi!

Tra i due giocanti… il terzo dà scacco!

Mentre i due poliziotti parlano con la titolare, vediamo due massaggiatrici alla scacchiera: stanno giocando? Ne dubito, visto che le due attrici sono paralizzate per l’intera sequenza. Sono lì solo per dare l’occasione alla titolare di arrivare, muovere una pedina e dire «Scaccco». Provate a farlo con due che stiano giocando realmente, poi vedrete quanti schiaffoni volano…

Non siamo troppi per un gioco che si fa in due?

L.

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Galileo Magazine 14 (1979)

Cover di Kelly Freas

Meravigliosa illustrazione del mitico Kelly Freas per il numero 14 (settembre 1979) della rivista di fantascienza “Galileo Magazine“.
Ecco la didascalia della copertina:

Werbel e Wookie, Kelly Freas ha il dono di catturare il loro umorismo su tela. Nella copertina di questo numero ha disegnato due memorabili scene da The Court of the Timesifters di Mary Schaub.

Il racconto citato non risulta edito in Italia.

Ecco una scansione migliore della copertina:

Ed ecco l’immagine in bianco e nero di Freas presente all’interno del racconto:

Illustrazione di Kelly Freas

L.

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Charlie Chan al museo delle cere (1940)

L’amico e lettore Vincenzo sta facendo un viaggio nella storica produzione cinematografica della 20th Century Fox ispirata ai romanzi gialli di Earl Derr Biggers, e mi segnala queste deliziosi piccole citazioni scacchistiche nel film “Charlie Chan al museo delle cere” (Charlie Chan at the Wax Museum, 1940; in Italia su Rai2 dal 4 novembre 1984) di Lynn Shores, scritto da John Francis Larkin ispirandosi al personaggio del detective asiatico, interpretato in questa serie di film da Warner Oland.

Il cattivo della storia, il geniale dottor Cream (C. Henry Gordon), entra in scena mentre gioca con un Turco.

Tranquilli, non è un “vero” giocatore automatico: dentro c’è la sua assistente miss Latimer (Joan Valerie).

In fondo il dottor Cream è un genio del male, no?

Di nuovo gli scacchi servono a mostrare la genialità del cattivo.

L.

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Charlie Chan alle olimpiadi (1937)

L’amico e lettore Vincenzo sta facendo un viaggio nella storica produzione cinematografica della 20th Century Fox ispirata ai romanzi gialli di Earl Derr Biggers, e mi segnala queste deliziosi piccole citazioni scacchistiche nel film “Charlie Chan alle olimpiadi” (Charlie Chan at the Olympics, 1937; in Italia dal 2 febbraio 1938) di H. Bruce Humberstone, scritto da Robert Ellis ed Helen Logan ispirandosi al personaggio del detective asiatico, interpretato in questa serie di film da Warner Oland.

Charlie Chan non viene mostrato alla scacchiera ma, come al solito, il “nobil giuoco” è un semplice simbolo per far vedere la mente machiavellica del cattivo.

L.

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La Scacchiera Nera (2009)

Dubito ci sia qualcosa di anche solo minimamente scacchistico in questo romanzo – almeno in senso “canonico” – ma la copertina de “La Scacchiera Nera” (2009) di Miki Monticelli, per Piemme, è deliziosa e merita di essere citata.

Ecco la trama:

Nello stesso istante, a migliaia di chilometri di distanza, tre ragazzi – Ryan, americano, Morten, danese, e Milla, italiana –, entrano in possesso di una scacchiera ottagonale dall’aspetto molto antico. Il Guerriero, l’Arciere e il Ladro Nero sono le sole pedine rimaste e sembrano invitarli a fare la prima mossa…
Appena le toccano però, i tre ragazzi vengono trasportati in un mondo parallelo dove è in corso una guerra sanguinosa e secolare, che un mago ha trasferito sul tavoliere per far sì che il mondo degli uomini continui a esistere. Così Ryan si accorge di essere diventato il Guerriero del Fuoco. Lui, però, non riesce a credere di essere un eroe, e soprattutto che il Ladro Nero, quella ragazza dagli occhi di smeraldo e dall’aria indifesa, sia il suo più acerrimo nemico. Contro ogni regola del gioco, Ryan decide così di fidarsi della ragazza che combatte contro il proprio lato oscuro, e scoprirà che a volte una mossa imprevedibile può cambiare le sorti di una partita.

Ecco l’incipit:

Italia Aprile 2008

La massiccia Scacchiera ottagonale era stata appoggiata sulla scrivania solo poche ore prima ma aveva lasciato una profonda impronta sul legno chiaro di ciliegio. Un’impronta perfettamente ottagonale.
Era intagliata in quello che sembrava un unico blocco di ebano, alto tre dita. I margini erano fittamente decorati con logore serpentine di foglie e teschi che davano l’impressione di ghignare beffardamente, mentre il campo di gioco era composto da piccoli ottagoni e quadrati dai bordi smussati in legni diversi e pietre dure. Sul legno levigato del bordo un occhio attento avrebbe potuto distinguere un particolare teschio circondato da una consunta scanalatura, dove il legno sembrava più usurato. Una mano dalle lunghe dita sottili premette su di esso, e, con un rumore secco, quattro dei piccoli ottagoni si ribaltarono sui loro perni metallici.
Sulla base di ebano nero comparvero quattro figure di metallo ossidato – i pezzi del gioco – abbigliate in modo vagamente medievale e vagamente orientale al tempo stesso. Una delle pedine aveva decisamente l’aspetto di un crudele Guerriero, sul punto di snudare una grossa spada; una era un Arciere, asciutto e agile; una rappresentava un vecchio barbuto e l’ultima pedina, una figura avvolta in un corto mantello, aveva un cappuccio che le copriva il viso, e non portava armi.
Le dita sfiorarono debolmente la figura incappucciata; e immediatamente, senza un lampo di luce, senza che si udisse un grido o un lamento, quelle stesse dita diventarono nere, come macchiate da uno schizzo di nerofumo o incenerite da un fuoco invisibile.
E parve che la mano fosse capace di attraversare la materia. Fenderla e passare Oltre…

L.

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Sherazade 1 (2018)

Splendida copertina “scaccosa” per il primo numero di “Sherazade. Mille e una storia a fumetti”, rivista-contenitore di cui ho recensito il terzo numero.

L.

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Escape Plan 2 (2018)

Sylvester Stallone e Xiaoming Huang alla scacchiera di go

Nessuno sentiva il bisogno del film “Escape Plan 2” (2018), con il ritorno di Sylvester Stallone a parlare della super-prigione, eppure l’hanno fatto sul serio. Brutto al di là di ogni buon gusto, il film testimonia la sempre maggiore entrata dell’universo cinese nella cultura americana: la Cina è al momento l’unico Paese con i soldi, al mondo, quindi non sono più pericolosi comunisti ma nuovi amici da conoscere.

Visto che come al solito serve una scena di scacchi per simboleggiare l’arguzia dei personaggi in una trama (inutilmente) complicata, perché allora non usare il go?

L.

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Danko (1988)

Il capitano di polizia Ivan Danko (Arnold Schwarzenegger) collabora con la polizia americana e, appena entrato in centrale, scopre che il detective Ridzik (James “Jim” Belushi) sta giocando a scacchi, lo “sport nazionale” russo: non resiste ad intervenire.
Ecco il dialogo tra i due:

«No Re: scacco matto in due mosse. Usa Alfiere su Regina 4.»

«Grazie del consiglio, compagno, ma mi sento già ben difeso.»

Ovviamente Danko è russo e usa la terminologia scacchistica americana («Use Bishop to Queen four»): credibile, no??? Il doppiaggio italiano lascia invariata la frase, anche se noi usiamo un’altra terminologia, quella cioè con le coordinate delle caselle.

L.

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Amiche di sangue (2017)

Un modo simpatico di arredare il giardino…

Una scacchiera gigante è il modo migliore di arredare un giardino, e se poi a giocarci sono Amanda (Olivia Cooke, in piedi) e Lily (Anya Taylor-Joy, seduta), le protagoniste del thriller da camera “Amiche di sangue” (Thoroughbreds, 2017) scritto e diretto da Cory Finley, allora ci potete giurare che stanno organizzando un omicidio.

Qualcuno, qui, sta organizzando un crimine

Come accade sempre, gli scacchi anche qui simboleggiano un “piano machiavellico” che i personaggi stanno studiando, non tenendo conto di tutte le varianti. Almeno invece della solita scacchierina hanno usato una trovata visiva più intrigante.

Amanda (Olivia Cooke, in piedi) e Lily (Anya Taylor-Joy, seduta) hanno scritto “assassina” in fronte

L.

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